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Da un cappellano degli Arditi a Gino Strada: a Varese una strada cambia nome dopo quasi cinque anni. Era necessario?

 

Il caso di Casbeno riapre una questione che riguarda tutta Italia: come ricordare i protagonisti della Grande Guerra che aderirono successivamente al fascismo? Una riflessione sulla storia, sulle scelte delle amministrazioni e sul valore della memoria pubblica.




Un cappellano degli Arditi, decorato al valor militare durante la Prima guerra mondiale, perde la strada che gli era stata intitolata.
Accade a Varese, la mia città, dove il 31 ottobre 2026 via Padre Reginaldo Giuliani, nel quartiere di Casbeno, lascerà il posto a via Gino Strada, fondatore di Emergency.

La vicenda ha avuto inizio nel dicembre 2021, quando venne avanzata la proposta di modificare l'intitolazione. Già il 21 dicembre dello stesso anno il Consiglio comunale approvò una mozione favorevole, impegnando la Giunta ad avviare il relativo iter amministrativo. La volontà politica di procedere al cambiamento era dunque stata espressa nel giro di poche settimane, mentre la nuova denominazione arriva soltanto nell'ottobre 2026, a quasi cinque anni di distanza.

In questo periodo abbiamo vissuto le conseguenze della pandemia, lo scoppio di nuove guerre, una crisi energetica e un'inflazione che ha pesato sulle famiglie. Di fronte a tutto questo, viene spontaneo chiedersi se il cambiamento del nome di una strada dovesse rappresentare una priorità per l'amministrazione comunale.

Naturalmente, un Comune può occuparsi contemporaneamente di questioni differenti e la durata dell'iter non significa che vi siano stati cinque anni di lavoro continuativo su questa vicenda. Il problema, a mio avviso, riguarda soprattutto l'opportunità della scelta e il significato che attribuiamo oggi alla memoria dei personaggi storici.

Ma chi era realmente Reginaldo Giuliani? Andrea Giuliani, conosciuto con il nome religioso di Reginaldo, nacque a Torino il 28 agosto 1887. Entrato nell'Ordine domenicano, fu ordinato sacerdote nel 1911. Durante la Prima guerra mondiale venne nominato cappellano militare e assegnato inizialmente al 55° Reggimento fanteria. Nel 1917 passò ai reparti d'assalto della III Armata, gli Arditi, una delle formazioni più caratteristiche dell'Esercito italiano durante il conflitto.

Il cappellano militare occupava una posizione particolare all'interno dell'organizzazione bellica. Accompagnava i soldati nelle trincee, prestava assistenza religiosa, confortava i feriti e si trovava spesso a condividere i pericoli del combattimento. Giuliani svolse questo incarico con particolare partecipazione, ottenendo durante la Grande Guerra due medaglie di bronzo e una medaglia d'argento al valor militare.

La sua esperienza con gli Arditi lasciò anche una testimonianza editoriale. Nel 1919 pubblicò presso Fratelli Treves il volume Gli Arditi. Breve storia dei reparti d'assalto della Terza Armata, una fonte interessante per lo studio di quei reparti, da leggere naturalmente considerando il punto di vista dell'autore e il clima politico e culturale dell'epoca. Per chi si occupa di storia della Prima guerra mondiale, Giuliani rappresenta quindi una figura ben riconoscibile, legata alla storia dei cappellani militari e dei reparti d'assalto.

La biografia di Giuliani proseguì però in una direzione politica precisa. Nel dopoguerra partecipò all'impresa di Fiume, si avvicinò al movimento fascista e prese parte alla Marcia su Roma del 1922. La sua adesione al fascismo fu convinta e pubblica. Negli anni successivi divenne cappellano delle Camicie Nere e nel 1935 partì volontario per l'Africa Orientale, partecipando alla guerra coloniale italiana contro l'Etiopia.

Morì il 21 gennaio 1936 durante i combattimenti nel Tembien, mentre prestava assistenza ai feriti. Per le circostanze della morte gli venne conferita alla memoria la medaglia d'oro al valor militare.

Questi elementi sono fondamentali per comprendere il personaggio. La sua vicenda comprende il servizio prestato nella Grande Guerra, l'esperienza fiumana, l'adesione al fascismo e la partecipazione alla guerra d'Etiopia, un conflitto di aggressione coloniale segnato anche da gravi crimini commessi dalle forze italiane. È proprio questa seconda parte della sua vita a rendere oggi controversa la presenza del suo nome nella toponomastica cittadina.

La figura scelta per sostituire Giuliani è Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency, organizzazione nata nel 1994 e impegnata nell'assistenza sanitaria alle vittime della guerra e della povertà. Strada ha rappresentato una voce importante nella denuncia delle conseguenze dei conflitti armati sulle popolazioni civili. La sua attività medica e umanitaria merita certamente di essere ricordata. La scelta di intitolargli una strada accanto alla Casa di Comunità di Casbeno presenta anche un evidente significato simbolico.

Ma è proprio qui che nasce la mia perplessità. Era necessario sostituire il nome di Reginaldo Giuliani per rendere omaggio a Gino Strada? Non sarebbe stato possibile individuare una nuova piazza, un giardino o un altro spazio pubblico da dedicare al fondatore di Emergency?

Capisco la posizione di chi considera inopportuno mantenere una via intitolata a un uomo che aderì al fascismo. Un'intitolazione pubblica ha un valore celebrativo e ogni comunità ha il diritto di interrogarsi sui personaggi ai quali dedica i propri spazi. Ritengo però che si sarebbe potuta valutare anche una soluzione diversa, conservando l'intitolazione esistente e accompagnandola con una ricostruzione storica completa, capace di spiegare ai cittadini chi fosse Giuliani e quali scelte avesse compiuto.

La vicenda solleva una questione che supera ampiamente i confini di Varese. Molti protagonisti della Prima guerra mondiale aderirono successivamente al fascismo. Altri se ne allontanarono, lo contrastarono o intrapresero percorsi politici completamente differenti. La storia degli Arditi offre esempi particolarmente significativi. Dopo il 1918, l'esperienza dei reparti d'assalto alimentò ambienti politici diversi, compresi il fascismo e l'antifascismo. Basti pensare agli Arditi del Popolo, che si opposero alle violenze squadriste nei primi anni Venti.

Sarebbe quindi scorretto identificare automaticamente tutti gli Arditi con il fascismo, così come sarebbe sbagliato ignorare il ruolo che alcuni ex combattenti ebbero nella sua affermazione. Reginaldo Giuliani appartiene a questo contesto complesso.

Il valore militare riconosciutogli durante la Prima guerra mondiale è un fatto storico documentato. Anche la sua successiva adesione al fascismo è un fatto storico documentato. Entrambi devono trovare spazio nella ricostruzione della sua biografia. Resta poi una questione ulteriore: le scelte politiche compiute da un individuo in una fase successiva della sua vita devono determinare anche il modo in cui ricordiamo ciò che aveva fatto precedentemente?

È una domanda che riguarda molti personaggi del nostro passato. Le intitolazioni pubbliche riflettono spesso il clima politico e culturale del periodo in cui vengono deliberate. Nel corso dei decenni, molte città italiane hanno modificato i nomi di strade e piazze in seguito a cambiamenti istituzionali, trasformazioni sociali e nuove sensibilità collettive. È accaduto dopo l'Unità d'Italia, durante il fascismo e dopo la Liberazione.

La toponomastica è sempre stata anche uno strumento attraverso il quale le istituzioni hanno espresso una determinata interpretazione della storia nazionale. Proprio per questo, credo sia importante discutere i criteri con i quali si interviene.

Se una figura storica viene considerata oggi incompatibile con un'intitolazione pubblica, quali elementi della sua biografia devono prevalere? Il suo ruolo politico? Le sue azioni? Il contesto storico? I riconoscimenti ricevuti? E soprattutto, gli stessi criteri saranno applicati anche ad altri personaggi?

Non esiste una risposta semplice e valida per ogni caso. Ma una riflessione seria dovrebbe evitare giudizi sommari e ricostruzioni selettive.

Tornando a Varese, rimane infine il dato che ha attirato maggiormente la mia attenzione: la distanza temporale tra la decisione politica e la sua attuazione. La proposta di modificare l'intitolazione risale al dicembre 2021 e il Consiglio comunale espresse il proprio orientamento favorevole già il 21 dicembre. L'inaugurazione della nuova via è prevista per il 31 ottobre 2026. Quasi cinque anni tra la proposta iniziale e il cambio effettivo della denominazione.

Questo non significa che l'amministrazione comunale abbia dedicato cinque anni di lavoro continuativo alla questione, né che altre attività siano state necessariamente trascurate. Resta però legittimo domandarsi se fosse opportuno portare avanti una modifica del genere e se non esistessero soluzioni capaci di ricordare Gino Strada senza rinunciare alla precedente intitolazione.

Personalmente avrei preferito questa seconda possibilità.

Da varesino e da persona che si occupa professionalmente di storia, ritengo che il confronto con il passato debba partire dalla conoscenza dei fatti, anche quando riguardano personaggi controversi. Una targa stradale può certamente essere modificata. Ma prima di farlo sarebbe utile chiedersi quale memoria vogliamo trasmettere e quali strumenti possiamo utilizzare per raccontarla.

La storia di Reginaldo Giuliani, dagli Arditi della Grande Guerra alle Camicie Nere della guerra d'Etiopia, merita di essere studiata nella sua interezza. E Gino Strada merita di essere ricordato per il suo impegno umanitario.

La domanda che pongo ai lettori è semplice: avreste cambiato il nome della strada oppure avreste scelto di dedicare a Gino Strada un nuovo spazio pubblico?

 

 

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